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Le bambole inglesi

Tempo di lettura: 3 minuti

Accanto allo sviluppo dell’industria francese e tedesca, in Inghilterra, paese tradizionalmente legato alla cultura della bambola e del fanciullo, oltre all’importazione di pupe realizzate in vari materiali, si afferma con immediato e deciso successo l’impiego della cera per costruire bambole inglesi e parti di esse.
Collocabile nell’ambito di una tradizione prettamente anglosassone, che ha precedenti nelle figure storiche dei musei delle cere, il gusto per l’utilizzo di questo materiale è consolidato dall’affermazione di valenti artigiani operanti nel settore.

Dal 1851 a Londra si producono le più belle bambole inglesi di cera

Augusta Montanari, attiva a Londra dal 1851 al 1884, produce in quegli anni alcune tra le più belle e note bambole inglesi di cera.
Secondo Mary Hillier, studiosa del settore, la famiglia Montanari giunse a Londra dal Messico. Questa tesi appare confermata dal riconoscimento ottenuto nel 1851, la medaglia d’argento all’esposizione del Cristal Palace, dove si fa riferimento a “figure di cera a grandezza naturale rappresentanti indiani messicani, tratti da originali viventi…”. Certo è che le belle bambole nate da questa produzione si avvalgono di una capacità artigianale di chiara matrice italiana che, in seguito a una prima emigrazione, ha fatto approdare in Inghilterra questa famiglia alla ricerca di migliore fortuna.

Bambole Montanari

Un particolare tecnico curioso delle bambole Montanari è dato dal sistema per l’inserimento dei capelli. Generalmente nelle pupe di tipo corrente i capelli erano dipinti e modellati, in altre di migliore qualità venivano applicate parrucche di mohair, stoppa, canapa, o capelli veri cuciti su di un canovaccio successivamente incollato sulla sommità della testa.
Nel tentativo di fornire le bambole di capelli pettinabili, si sperimentano sistemi diversi: si pratica un taglio nelle teste di cera inserendo la fila dei riccioli, richiudendolo con cera bianca, in modo da ottenere una capigliatura fluente divisa dalla scriminatura al centro. Purtroppo la diversità tra i materiali provocava spesso una linea di frattura tra volto e nuca, rovinando definitivamente la bambola. Augusta Montanari risolve questo importante problema escogitando un nuovo e complicato metodo per la capigliatura, le ciglia e le sopracciglia. Capelli e peli erano infatti inseriti in gruppi di due o tre nella cera per mezzo di un ago rovente. Il procedimento richiedeva molti operai e ore di lavoro, facendo salire notevolmente il prezzo delle bambole. Teste, braccia, gambe erano fuse in cera, e, per mezzo di un delicato ritocco definitivo, il modellatore dava a ognuna un viso particolare, “personalizzato”. Tutto ciò, unito all’impiego di intensi occhi in vetro, alla grande finezza dell’abbigliamento, fece vincere a queste bambole d’arte molti premi e riconoscimenti nelle varie esposizioni europee.

Famiglia Pierotti specializzati nella modellazione delle bambole

Durante gli stessi anni in cui si afferma Augusta Montanari, si distingue la famiglia Pierotti, rivale economicamente temibile. Enrico Pierotti non risulta iscritto negli annuari del commercio londinese fino al 1853, ma la famiglia si dice si fosse stabilita a Londra fino dal 1790 con il padre di Enrico, Domenico, fabbricante di bambole.
Egli era venuto dall’Italia quando era ragazzo, specializzato nella modellazione della cartapesta ad uso di apparati decorativi. È il figlio che specializza l’impiego della cera per la fabbricazione di bambole inglesi.
Anche i “baby” di Pierotti rappresentano il sunto di un valente artigianato, hanno capelli veri inseriti, possono chiudere gli occhi grazie a un sistema azionato da una piccola leva o cordicella, sono riccamente vestiti. In un annuncio pubblicitario del tempo si avvertiva la clientela che capelli e ciglia erano garantiti, e potevano essere riparati come nuovi rimandandoli dove erano stati comperati. Pierotti dichiarava inoltre che: “… le signorine mandando i loro capelli possono riceverli inseriti nella testa della bambola per formare la parrucca. La somiglianza può essere copiata e presi degli stampi…”
Questo curioso fatto sottolinea ancora una volta come la fusione tra bambina e bambola, intesa come ideale assoluto, fosse totale. Trasferendo nella bambola lineamenti e capelli della piccola proprietaria il “doppio” ottenuto risulta soddisfacente, scadendo spesso però in un gusto vagamente macabro, tipico di queste bambole inglesi, dovuto specialmente a un materiale come la cera.

Bambole con timbro inchiostrato sul ventre

Altre numerose fabbriche di bambole in cera nascono e si affermano nell’Inghilterra ottocentesca, adeguandosi e seguendo comunque le direttive imposte dall’inconfondibile “stile” di queste due grandi dinastie. Nel 1893 sul giornale per bambini “Chatterbox” si afferma che vi sono a Londra quaranta fabbriche di bambole in cera. Ricordiamo Charles Edwards, attivo dal 1853, con sede a Londra in Waterloo Road, dove venivano prodotte circa 20.000 bambole alla settimana, secondo un rapporto del “Graphic” del 16 dicembre 1871; e Charles Marsh, ricordato nello “Strand Magazine” nel 1895 come già esistente da vent’anni, le cui bambole inglesi hanno il caratteristico timbro inchiostrato sul ventre. Si tratta di una produzione su scala industriale, che meglio risponde alle esigenze ludiche della “middle class”, che proprio allora cominciava assumere un ruolo da protagonista nel variegato panorama economico inglese.

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