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Le bambole Lenci

Tempo di lettura: 7 minuti
Agli inizi del XX secolo in Italia la cultura del giocattolo e la sua industria non sono certamente paragonabili a quelle sviluppatesi nelle nazioni europee già citate. I grandi negozi di balocchi importano materiale dall’estero, sicuri della garanzia di “unicità” che tale prodotto può dare, insieme all’idea di “chic” che la moda della bambola francese ha ormai diffuso.

Bambole Lenci rivolte ad una clientela molto esigente

Vi sono centinaia di piccole aziende, distribuite principalmente al nord e al centro in prossimità di grandi città, la cui attività è specialmente rivolta al montaggio di bambole d’importazione e alla produzione di semplici pupe rivolte a una clientela meno esigente. L’unica ditta che si propone con piglio industriale è la Furga, a Canneto sull’Oglio, vicino a Mantova, ma anche le bambole uscite da questa manifattura non presentano caratteristiche tali da renderle autonome rispetto al prodotto tedesco e francese. In questo panorama uniforme la Lenci di Torino si delinea come la prima e unica grande fabbrica di bambole italiana. Possiamo indicare tra il 1919 e il 1929 il periodo di massima crescita della Lenci, dieci anni in cui viene immessa sul mercato nazionale e internazionale la quasi totalità dei modelli di bambole noti oggi. Insieme a queste, la ditta propaganda e produce mobili per bambini, accessori di moda, oggettistica di vario genere. Enrico Scavini e la moglie, Elena Konig, sono gli iniziatori dell’attività che, nel 1919, deposita il suo primo brevetto per il marchio. Il disegno rappresenta l’emblema della ditta: una trottola con il motto “Ludus est nobis costanter industria”. L’acrostico del motto, “Lenci”, verrà ideato poco tempo dopo dallo scrittore-giornalista Ugo Ojetti. Il 12 luglio 1922 viene depositato il secondo brevetto per il marchio; al posto della trottola figura il nome Lenci per esteso e in corsivo. La conseguente rapida espansione e affermazione mondiale della fabbrica torinese, varie vicissitudini alterne, fanno sì che durante gli anni Trenta la gestione e la proprietà dei brevetti passino gradualmente alla famiglia Garella, che ancora oggi ne guida le sorti. Sorge e si consolida in quel periodo l’immagine Lenci, destinata a rappresentare il gusto quotidiano della borghesia degli anni Venti e Trenta.

Bambole Lenci: natura artistica

L’importanza di queste bambole Lenci è legata alla loro natura “artistica”, dovuta a un’accurata progettazione nata dalle fertili menti di artisti del tempo quali Dudovich, Riva, Jacopi, Vacchetti, Regis, Sturani, Chessa, tra i più noti. Leggiamo in proposito sulla rivista “La Lettura”, del novembre 1924: “… Marcello Dudovich ha il merito di aver molto favorito la nascita della più bella bambola italiana (…) Oggi questa bambola tutta nostra cammina veloce per il mondo, va a farsi ammirare da tutti, e non senza orgoglio di fronte alle sue colleghe francesi e tedesche (…) L’artista di oggi è partito da un altro concetto: movimento e la vita li ha chiesti al colore, alla linea, alla morbidezza e soprattutto alla sua sensibilità. All’arte in una parola. E l’arte, generosa dispensatrice di bellezza, gli ha permesso di raggiungere forse il massimo di intensità espressiva nella più squisita funzione. Non già il movimento viene da virtuosismo costruttivo e meccanico, ma dall’espressione che è la luce, e da un insieme di elementi decorativi che ci permettono di chiamare gioielli artistici queste modernissime pupattole nelle quali sembra passare un soffio della nostra vita stessa”. Queste frasi ben spiegano l’enorme successo riscosso ancora oggi da queste bambole Lenci, divenute ambitissime dai collezionisti e assai rare da reperire a causa della deteriorabilità del materiale con cui sono state costruite, il feltro. In seguito a recenti studi sulla manifattura torinese sono emersi molti elementi che permettono un’approfondita conoscenza sulle tecniche costruttive, sui modelli, sulle caratteristiche di queste bambole Lenci. Vediamo dunque attraverso quante complesse fasi nasce una bambola Lenci.

Fasi di lavorazione

Analizzando attentamente le pupe Lenci possiamo suddividere la loro esecuzione in due precisi momenti progettuali: il primo riguarda la creazione del modello per la testa, il secondo si riferisce specialmente al corpo e all’abbigliamento. Si parte dunque dal materiale primario: il feltro di lana. Troviamo sul Vocabolario Tecnico dei Tessuti, C.I.E.T.A., Lione 1959, la seguente definizione: “FELTRO (Feutre), manufatto ottenuto da uno strato più o meno grosso di fibre di lana, o di lana e peli di animali diversi, formanti una falda compatta”. La fabbricazione industriale di tale prodotto passa attraverso quattro fasi determinanti: la cardatura, la follatura, la cimatura, la pressatura. Alla fine si ottiene quel materiale reso celebre nel mondo in massima parte proprio dalla ditta Lenci e dalle sue bambole. La tradizione popolare ha da sempre identificato con il nome di questa manifattura il “panno”, coniando l’inesatto termine, diventato ormai d’uso corrente, di “panno-Lenci“. È necessario chiarire una volta per tutte che il “panno” è tutt’altra cosa rispetto al “feltro”, per la precisione il panno è un TESSUTO con un’armatura precisa, tela o diagonale, al quale in fase di lavorazione viene tirato su il “pelo”, nascondendo così la sottostante costruzione. Il panno non è mai stato usato dalla Lenci per realizzare teste, bambole intere o parti di esse. Possiamo concludere e affermare che non esiste il “panno-Lenci”, semmai il “feltro-Lenci”. Chiarito questo punto si possono descrivere adesso le vere e proprie fasi necessarie a costruire le bambole Lenci. Il modello in creta della testa, nato dalle mani e dalla fantasia di abili scultori, viene utilizzato per ricavarne il negativo di bronzo (femmina), e il positivo di piombo (maschio). I due pezzi, normalmente riferiti alla parte anteriore della testa, appunto il viso, possono a volte essere completati anche nella nuca. Sono posti in opera sull’apposita macchina e bloccati ad essa, pronti per l’utilizzo. Il feltro, tagliato in fogli di dimensioni adatte al modello da realizzare, trattato preventivamente con colla speciale e inumidito, viene messo sullo stampo “femmina” all’interno del quale viene pressato grazie all’azione del “maschio”, assumendo così la fisionomia desiderata. Ciò avviene a causa della forte pressione esercitata e dall’azione complementare di forma e controforma. Segue l’essicazione, la testa viene poi completata nella sua parte posteriore (nuca), e riempita con materiale di sostegno, generalmente un composto di feltro tritato misto a colla. La fase successiva riguarda la delicata pittura dei lineamenti, momento che richiede anche otto diversi passaggi di mani.

Pittura dei lineamenti

Vengono dipinti prima gli occhi, poi la bocca, e infine spruzzato il rosa per le guance. Si utilizzano colori con speciale legante. Le orecchie di feltro sono cucite in seguito alla testa. A questo punto le teste, rifinite con il panno in eccesso sulla nuca e rifilate, sono pronte per essere acconciate e collegate ai rispettivi corpi. La realizzazione dei corpi segue schemi più precisi, utilizzando modelli standard già pensati per essere abbinati alle teste destinate. Si tagliano i vari pezzi di feltro, che serviranno a formare il corpo, utilizzando appositi cartoni fustellati. I vari elementi così ottenuti vengono assemblati dalla sartoria che provvede a cucirli insieme dal rovescio. A operazione conclusa il corpo viene rivoltato, utilizzando appositi uncini, specialmente per le parti più minute come le dita delle mani. II corpo è pronto per essere riempito. L’imbottitura avveniva in passato utilizzando truciolato fine, completamente a mano, aiutandosi con un ferro a doppia estremità per meglio distri- buire e pressare il materiale. Questo sistema dava alle bambole Lenci quella durezza tipica che le contraddistingue ancora oggi. Nella produzione odierna si adopera invece un miscuglio di Kapok e cardato di feltro, il che rende la bambola più soffice e leggera. Le prime a essere imbottite sono le gambe e le braccia. Oggi le gambe sono sostenute da un’anima di filo di ferro. L’articolazione tradizionale avviene per mezzo di un doppio disco di cartone posto in corrispondenza delle anche e delle spalle, il collegamento definitivo è dato tramite l’inserimento di perni metallici ripiegati con pinze. Non tutti i modelli Lenci utilizzavano questo sistema, in alcuni l’articolazione delle braccia era resa possibile da una cucitura piatta al posto del disco di cartone, ovviamente la possibilità di movimento risultava ridotta. Viene collegata al corpo la testa, sempre usando un perno metallico, si provvede a imbottire il busto che viene poi cucito sul dorso dove può essere inserita l’etichetta in tessuto. La bambola nuda è finita. Sono spruzzate velature di rosa in corrispondenza delle ginocchia e sul dorso delle mani, anche sui gomiti se destinati a rimanere scoperti dalle maniche del vestito.

I capelli delle bambole Lenci

La fase che segue riguarda i capelli. Nelle bambole antiche erano realizzati adoperando mohair, lana animale, i ciuffi venivano cuciti su lunghi fili portanti e poi fissati, seguendo uno schema a spirale, sulla testa della bambola. In certi modelli il mohair era applicato in piccole ciocche cucite direttamente sul feltro servendosi di un apposito ago e questo contribuiva a dare un effetto di maggiore realismo. Nella produzione odierna si utilizza un filo continuo sintetico di tipo industriale che serve a confezionare parrucche complete e autonome, tali da poter essere poi calzate sulla testa della bambola. Sempre adoperando cartoni preparatori, nei quali sono codificate le misure, il numero dei pezzi e i modelli dei vari abiti, la sartoria procede alla realizzazione del complesso guardaroba. I numerosi pezzi, a volte sono centinaia, che compongono il vestito sono tagliati nel feltro scegliendo i colori necessari al modello. Tutti gli elementi decorativi: fiori, foglie, bordini, pois, striscioline ecc., vengono tagliati utilizzando apposite fustelle d’acciaio con il disegno e la misura desiderate.

Abiti bambole Lenci

Insieme al feltro trova largo impiego anche l’organza di seta e, in passato, il cotone mercerizzato, sebbene in scarsa percentuale. L’assemblaggio dei vari componenti per il vestito così ottenuti è la fase che richiede forse più pazienza e precisione esecutiva, specialmente se consideriamo che molte bambole Lenci sono di taglia piccola. Ogni abito è realizzato con una sequenza individuale, studiata appositamente e finalizzato alla pupa che lo indosserà. I modelli dai colori sgargianti, simili a tessuti scozzesi, quadrettati, rigati, fantasia, sono eseguiti adoperando pezzettini di feltro tagliati nella forma base dei vari elementi costituenti il disegno, nei colori indicati e poi cuciti tra loro per dare l’effetto finale del “tessuto” voluto. Potremmo definire questo sistema di lavorazione del feltro “a mosaico”, per le affinità ideali che presenta con l’omonima tecnica decorativa. L’effetto finale è quello noto a tutti gli amatori, effetto che ha contribuito a rendere la bambola Lenci famosa nel mondo e unica nel suo genere. A questo punto la bambola viene vestita, pettinata e calzata. Una sezione a parte, la falegnameria, prepara completamente a mano tutti gli oggetti o accessori che necessitano ad alcuni modelli di bambola, utilizzando nella realizzazione materiali naturali, provvedendo alla colorazione con precisione e fedeltà assoluta ai prototipi. La bambola è pronta per essere inscatolata e distribuita.

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