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Le bambole tedesche

Tempo di lettura: 3 minuti

Se, come abbiamo visto, il bebè francese rappresenta il maggiore fenomeno nel settore delle bambole dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai primi del Novecento, non si può dimenticare che la sua affermazione internazionale innesca un processo incontrollabile che porta alla nascita di fabbriche di bambole oltre i confini francesi, cresciute sulla falsariga di questa produzione e con modelli sovente molto simili o elaborati in proprio, non sempre con grandi risultati e poco competitivi esteticamente e qualitativamente.

Le fabbriche di bambole tedesche

Tra i paesi che traggono dall’industria del giocattolo una fonte di ricchezza non indifferente, la Germania, perpetuando un’antica tradizione, risponde attenta alla sfida industriale che viene da Parigi, opponendo le sue celebri manifatture di porcellana unitamente alla grande abilità manuale e alla competitività del prodotto offerto.
È evidente, osservando oggi le bambole tedesche, che non vi è nessuna possibilità di confronto con quelle francesi contemporanee, pur mantenendo le prime generalmente livelli medio-alti, specialmente quelle delle ditte più note. I bebè tedeschi assumono da quelli francesi solo le caratteristiche costruttive, eliminando tutto ciò che viene ritenuto “costoso” e “voluttuario”, perdendo praticamente gli aspetti che costituiscono il fascino di questi oggetti.
I corpi sono più semplici e rudimentali nell’anatomia, salvo alcune eccezioni, le teste più uniformi nel modellato, non sempre di ottima qualità, gli abiti più o meno semplici restano fedeli a un gusto prettamente tedesco.
Questo permette alla Germania di mantenere i prezzi molto più bassi, di essere quindi certamente concorrenziali e di conquistare mercati amplissimi in quella parte di paesi e clientela per i quali la bambola francese è privilegio di determinate classi sociali.
Ne deriva un’enorme produzione, caratterizzata da dislivelli qualitativi notevolissimi, legata a grandi industrie da una parte e a piccole fabbriche dall’altra.
Continuatrici della tradizione nazionale del giocattolo, ditte storiche arrivano a fabbricare grandi quantità di bambole diventando a volte fornitrici di teste anche per l’estero.
E il caso della Simon & Halbig, attiva dal 1870 al 1925 circa, in Turingia a Grafenhain, una delle più antiche in Germania, ottima produttrice di bambole qualitativamente valide nel panorama contemporaneo. Si tratta di pupe con corpi in pelle per le più antiche e, successivamente, in cartapesta e legno, articolati tramite elastici; montano teste in biscuit di buona fattura il cui marchio è spesso associato a quello di altre fabbriche note come Kämmer & Reinhardt, Henrich Handwerk; altre volte sono usate da fabbricanti come Cuno & Otto Dressel per il modello n° 1349 e quello marcato “Jutta”, Fleischmann & Blödel per “l’eden-bebè”, Gimbel Bros per il modello nº 550.
Inoltre molte teste Simon & Haldig sono state trovate su bambole con corpi timbrati Jumeau, Roullet & Decamps, “Au nain bleu”; questo sta dimostrare la vasta popolarità e diffusione, già allora, del prodotto tedesco anche in Francia, patria del bebè.

Le graziose bambole di Armand Marseille

Un’altra fabbrica che conquista un’enorme popolarità è quella di Armand Marseille, attiva dal 1865 al 1925 circa a Köppelsdorf, sempre in Turingia. Quale collezionista non ha incontrato almeno una volta sulla sua strada una di queste bambole? Graziose quanto basta per essere subito gradite, dai visi tipicamente tedeschi e ingenui di bambine sane e floride, sono bambole che costituiscono l’esempio del successo delle bambole tedesche nel mondo.
Simili in tutto e per tutto alle altre loro coetanee nella parte costruttiva, hanno decretato con i modelli nº 370 e n° 390 un’immagine tipo della bambola in biscuit.
L’impero della ditta Heubach, 1887-1925, racchiude nella sua vasta gamma di modelli il ventaglio della produzione tedesca, recuperando sapientemente l’esperienza artigianale e trasformandola in un fatto di grande industria.
Specializzata in una molteplice serie di modelli, questa ditta, come le precedenti, consacra la propria affermazione grazie ai “bebè caractère”, che con l’avvento del nuovo secolo, il 1900, decretano una svolta decisiva nel movimentato mondo che ruota attorno alla bambola.

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