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Marchi bambole antiche

Tempo di lettura: 4 minuti
Verso la metà del XIX secolo si sono ormai delineate quelle che saranno, ancora per lungo tempo, le nazioni guida nel settore della produzione di balocchi e marchi bambole antiche.

La grande industria, marchi bambole antiche

Francia, Germania, Inghilterra si pongono a capo di un vero impero commerciale, destinato a influenzare in larga misura l’andamento positivo delle rispettive economie. Il giocattolo abbandona l’aspetto puramente artigianale che aveva assunto sul finire del secolo precedente e all’inizio dell’Ottocento, evolvendo in vera e propria industria, senza per questo perdere le caratteristiche di qualità che lo identificano. Questo avviene poiché gran parte delle fasi necessarie alla realizzazione di teste, corpi e abiti per bambole, rimane vincolata a una manualità specializzata, attentamente selezionata, che impedisce l’uniformità del prodotto finale. La grande industria della bambola ottocentesca nasce infatti dall’impiego di manodopera reclutata in quelle fasce sociali estremamente bisognose, privilegiando l’assunzione” di ragazzine assai giovani, spesso reclutando operai e operaie in istituti per orfani, carceri, distribuendo lavoro direttamente a domicilio. Tale operazione permette alle nascenti fabbriche di ottenere prezzi di costo bassissimi, sfruttando il lavoro di una moltitudine di persone spesso costrette a operare in condizioni pessime, con mezzi limitati, in assenza di luce e in ambienti malsani. La crescente richiesta di bambole arriva oltre che dal mercato europeo anche da quello americano, imponendo una specializzazione del prodotto e una continua ricerca atta a fornirlo di migliorie tecniche. Per questo le bambole compiranno nell’arco di mezzo secolo un enorme balzo evolutivo, spinte dalla continua necessità di stupire, affascinare e convincere il compratore.

Produzioni di bambole tra moda ed eccentricità

In Francia, sotto Napoleone III, la vita borghese imita i toni sfavillanti della corte, dove l’imperatrice, la bella Eugenia di Montijo, detta legge in fatto di moda ed eccentricità. Ed è proprio la moda che fa della Parigi Secondo Impero, dimentica di rivoluzioni ancora recenti, la capitale internazionale del buon gusto alla quale tutti guardano come modello. Seguendo la tradizione, insieme all’affermazione dei grandi atelier, le eredi moderne delle Pandore settecentesche si fanno conoscere come “Poupées Parisiennes”, garanzia d’ora in poi di qualità indiscutibile. Si delineano così le caratteristiche fondamentali delle differenti produzioni di bambole: le francesi conquisteranno una solida fama che dura ancora oggi, basata su bellezza, qualità ed eleganza assolutamente speciali. Le tedesche, un vero esercito di bambole, si diffonderanno per il loro costo contenuto che non trascura la buona qualità, ma asso- lutamente non competitive in fatto di abbigliamento e bellezza rispetto alle vicine di casa. Le pupe inglesi saranno legate all’immagine della bambola prevalentemente realizzata in cera, di ottimo livello ma abbastanza costosa, destinata a cedere il passo alla diffusione della porcellana lucida e del biscuit. La concorrenza tra le nazioni produttrici diviene sempre più accesa, accresciuta dalla volontà di conquistare per sé la maggior parte di clientela possibile. Vengono così messi in atto meccanismi protezionistici volti a identificare e rendere riconoscibile il prodotto per la vasta clientela, sempre più confusa tra la miriade di bambole che compaiono sul mercato.

Bambole con marchi di vario tipo

Oltre alla registrazione di migliaia di brevetti relativi a innovazioni tecnologiche ed estetiche, compaiono sulle bambole marchi di vario tipo, timbri, cartellini, incisioni, per fare sì che la paternità risulti inconfondibile, cercando di penalizzare le piccole fabbriche che imitano i manufatti di quelle più celebri. Nasce un attento sistema pubblicitario volto a propagandare le bambole attraverso le riviste con articoli e appositi spazi illustrativi. Accanto a questi, le pubblicazioni per l’infanzia svolgono un ruolo determinante nella diffusione della bambola, facendola diventare un’esigenza insostituibile, avviando un processo consumistico moderno che la vede protagonista di un universo appositamente creato per lei, fatto di accessori complessi e costosi, intelligentemente costruito per le piccole signore, ad uso e consumo di grandi e piccini. Anche in questo caso è la Francia che avvia tale processo, pubblicando periodici assai noti e diffusi. Tra questi ricordiamo: “Le Journal des En- fants” (1832-1897), “La poupée” (1863-1864), “La poupée modèle” (1863-1924), “La semaine de Suzette” (1905-1960). Oltre all’apporto tecnico, alle curiose note di costume, alle abitudini e consigli, emergono da queste pubblicazioni le caratteristiche infantili richieste all’epoca dalla cosiddetta “buona società”. Caratteristiche che vengono puntualmente rispecchiate dalla bambola che diviene così silenziosa educatrice, modello comportamentale ed estetico cui ogni brava bambina, più o meno consapevolmente, è chiamata a far riferimento.

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